Stampa bugiarda! “Il giornalismo è in pericolo e sta perdendo la lotta nel mondo digitale contro i fornitori di propaganda.”

La fine dell’età dei lumi del giornalismo – L’Osservatorio europeo di giornalismo (Ejo) 

http://it.ejo.ch/cultura-professionale/giornalismo-disinformazione-illuminismo

Stephan Russ-Mohl

Mentre a casa nostra, discutiamo su chi abbia diritto o meno a definirsi giornalista, in base ai corsi frequentati o al pagamento della membership al club dell’ODG, in altri paesi si discute sul ruolo sempre più effimero e ininfluente del giornalismo e sulla perdita di rilevanza nei confronti del pubblico.
” … un crescente numero di spin doctor molto professionali, così come citizen journalists ingenui e i troll (tra cui non solo quelli umani, ma anche quelli artificiali, i cosiddetti social bot) possano inondare le offerte mediatiche con disinformazione preparate e mirate. ”
E nel paragrafo successivo: “Gli algoritmi di Google e Facebook o i social bot attivi su Twitter contribuiscono a moltiplicare e distribuire le teorie del complotto, creando anche delle filter bubble in cui la disinformazione e le leggende urbane circolano all’interno dei social media. “

Quando il web ha segnato il cambio del giornalismo?

Ho trovato oggi su twitter un articolo condiviso da @rightside dal titolo molto stuzzicante: “The future of news” di Steven Levy. Più che un articolo si tratta di un’intervista a Steven. (Chi non conosce Steven Levy può approfondire qui.)

L’intervista non aggiunge nulla di nuovo a quello che già sappiamo su cosa stia succedendo alle “news” e al giornalismo, ma ribadisce e mette in chiaro molti concetti che non sono dati per scontati nel mondo degli addetti ai lavori. Ad esempio parla della membrana ormai diafana, se non inesistente, che divide un giornalista professionista e una qualunque persona che abbia qualcosa di buono da dire e ricorda che mentre solo pochi sono pagati per scrivere, sempre più persone scriveranno perché hanno cose importanti da dire e non per lo scopo di ottenere una remunerazione.

Sottolinea come ormai sia Facebook la principale fonte di notizie e come sia sempre più difficile per il giornalismo specializzato (o tecnico) avere un senso quando le notizie, grazie al web, arrivano direttamente dalle fonti. Se Microsoft – cita come esempio Steven – compera una piccola e sconosciuta società, lo scrive sul suo sito prima ancora di divulgarlo come “press release” e prima ancora che qualcuno ci scriva una storia.

Ma ciò che mi ha divertito di più, è stato leggere la metafora delle rane bollite che io ho già usato altre volte per rappresentare lo stato del giornalismo odierno:

La domanda:

È possibile individuare un particolare momento in cui internet ha segnato un cambio per il giornalismo?

La risposta:

L’effetto di internet sul giornalismo è paragonabile a quello che succede alle rane bollite: continua a diventare sempre più caldo nella pentola ma nessuno salta fuori fino a quando è troppo tardi. …. Chi lavora nel mondo istituzionale dei media, sapeva di non avere alternative al modello di business esistente … Non è che fossero stupidi, semplicemente non potevano fare il passo difficile per adattarsi al giornalismo di internet.

E comunque la questione resta aperta perché nessuno ha ancora dimostrato come il giornalismo sul web possa rimpiazzare i margini di profitto che garantiva il modello tradizionale.

the story you can’t find anywhere else

Sorgente: Steven Levy: The Future of News

Aggiunto il 19 04 2018. (L’articolo originale in inglese non esiste più)