Vi fidate delle notizie o vi fidate delle “vostre” notizie?

Quando si parla di notizie false, è bene distinguere, ci sono:

  • (1) le notizie ‘inventate’ per fare soldi o per screditare qualcuno;
  • (2) le notizie che hanno una base di fatti reali, ma vengono adattate per scopi particolari e poi
  • (3) le notizie con cui le persone non si sentono a proprio agio o non sono d’accordo con ciò che viene scritto.

Laura Hazard Owen, su Nieman Lab riassume aspetti salienti del rapporto annuale The Reuters Institute’s Digital News Report 2017, dove vengono affrontate tutte le tenenze del mondo delle notizie sia del mondo giornalistico professionale e sia del mondo digitale con particolare enfasi sul fenomeno delle “false notizie” (fake news).

Plus: A bill to outlaw fake news in the Philippines, and the question of whether real news outlets should cover fake news.

Sorgente: Do you trust the news, or do you trust your news? In the U.S., there’s a huge gap between the two » Nieman Journalism Lab

La prossima guerra: browser contro inquinamento pubblicitario.

Lunedì, puntuale come sempre, mi è arrivata la solita lettera settimanale “Monday Note” di Frederic e Jean Louis. Questa volta era firmata da Frederic e parla della prossima guerra sul web: browsers contro inquinamento pubblicitario.

Frederic si concentra su due contendenti: Apple e Google con quest’ultima a giocare il doppio ruolo di giudice e di giuria.

Sarà veramente una guerra o una santa alleanza?

Molte cose non mi convincono. Il web diventa sempre di più la proprietà di pochi.

Sorgente: The Coming War: Browsers Against Advertising Pollution

Le multe a faccialibro e a google non fermeranno i contenuti d’odio

Quando diventi potente devi anche accettare di diventare responsabile.

È così che Sean Hargrave, nel sul LondonBlog su MediaPost ci racconta perché Google e Facebook non possono dirci che non fanno il mestiere dell’editore quando insieme si prendono un quinto della appetitosa torta globale degli investimenti pubblicitari destinati un tempo ai soli editori.

Non possono fare spallucce o alzare le mani davanti ai contenuti che incitano all’odio e all’estremismo affermando che è solo colpa degli utenti.

Io avrei dei distinguo da fare ma mi va bene comunque che si facciano costantemente le pulci ai due colossi.

Per la cronaca, sembra che, dei due, sia più Google ad affrontare seriamente la faccenda.

Sorgente: Time Facebook And Google Accept They Are Publishers With Responsibilities 05/02/2017

Da dove arrivano i soldi della pubblicità agli editori?

In un articolo pubblicato ieri su Business Insider UK, Lara O’Reilly, dopo aver letto un rapporto di Digital Content Next (DCN), ci avverte che gli editori stanno incassando molti meno soldi del previsto dalle piattaforme digitali come Facebook, Google e Snapchat.

Ovviamente stiamo parlando di editori anglofoni. Più precisamente, i dati sono stati raccolti intervistando 19 delle più affermate testate internazionali tra cui ad esempio The Financial Times, ESPN, Bloomberg, NBC, e The New York Times.

I ricavi maggiori continuano ad essere alimentati in gran parte dalla pubblicità raccolta direttamente dagli editori, come si evince in questo grafico (più di sei milioni di dollari contro meno di un milione proveniente dalle piattaforme)

Suddivisione delle fonti dei ricavi pubblicitari delle maggiori testate internazionali


E, analizzando i ricavi provenienti da piattaforme e partner, la miglior fonte di entrate è quella di YouTube.

Il dilemma per gli editori resta quello di fidarsi o meno delle piattaforme.

Da un lato queste producono traffico e quindi impression e quindi soldi, dall’altro vengono viste come dei concorrenti perché sottraggono l’attenzione dei lettori.

Per ingraziarsi gli editori, sono nate iniziative come Google AMP, Facebook’s Instant Articles, e Snapchat Discover, ma più che rimedi si tratta di trappole che forniranno alle piattaforme il pieno controllo sui guadagni, sui lettori e sui dati che potranno raccogliere da questi ultimi.

The report, from Digital Content Next, reveals the average amount a premium publisher makes from distributing their content across third-party platforms.

Sorgente: A leaked report shows how much money publishers make from platforms like Facebook, Google, and Snapchat

Facebook Journalism Project? Solo propaganda.

Nel suo abituale appuntamento settimanale, Filloux prende di mira questa volta il nuovo pomposo Facebook Journalism Project definendolo una necessaria trovata di propaganda a sostegno del tanto biasimato social network che deve affrontare l’incubo delle fake news e lo scontento degli editori che lo ritengono sfruttatore dei loro contenuti.

Facebook Journalism Project

Sorgente: Facebook Journalism Project is Nothing But A Much-Needed PR stunt

Crisi del giornalismo. È ora che Google e Facebook mettano mano al portafoglio.

La crisi dell’industria della notizia non risparmia nessun paese al mondo.

Dopo aver letto un po’ dovunque, e da diversi anni, dello stato comatoso in cui giacciono i quotidiani d’oltreoceano, dopo aver appreso che in cinque anni i ricavi dei nove maggiori gruppi editoriali italiani sono calati del 32% e si son persi 4.500 posti di lavoro, leggo oggi che anche la virtuosa Gran Bretagna ha i suoi bei problemi, l’industria della notizia fatta da quotidiani locali e nazionali, in 11 anni ha perso più del 50% dei ricavi.

A differenza degli americani e degli italiani che per motivi diversi sono propensi a non voler capire chi siano i veri responsabili di questa crisi, gli inglesi hanno le idee molto chiare e non solo conoscono per bene questi responsabili ma chiedono loro di mettere mano al portafoglio e porre rimedio ai danni.

Press Gazette has been reporting on British journalism without fear or favour since 1965. Our mission is to provide a news and information service which helps the UK journalism.

Sorgente: Scale of crisis facing news industry is exposed by NMA report: Google and Facebook must start paying fair share to publishers – Press Gazette

Facebook svela il suo piano anti-bufale

La bocca della verità

Sono più propenso a pensare che si tratti di aria fritta. Sono inoltre d’accordo con quanto scritto di recente da Fedric Filloux nel suo articolo: “Facebook’s Walled Wonderland Is Inherently Incompatible With News” dove afferma che “a parte la necessità impellente di sistemare l’incubo delle relazioni con il pubblico, Facebook non ha alcun interesse oggettivo a rimediare al problema delle storie false.”

Se non vi convincono le sue argomentazioni sappiate che stabilire cosa sia vero e cosa sia falso resta comunque impossibile dalla notte dei tempi. Iscrivetevi ad un corso di zetetica per apprendere meglio l’arte del dubbio.

Resta comunque vivo il desiderio da parte mia di provare il sistema messo a punto da Facebook.

Peccato che al momento lo si renda disponibile solo negli Stati Uniti a un ristretto numero di utilizzatori.

Se per caso avrete accesso al sistema potete comunque togliervi lo sfizio di metterlo alla prova e verificare se la storia dei Re Magi sia vera o falsa.

 

Facebook on Thursday unveiled a multi-part plan to fight fake news that includes teaming up with fact-checkers in the United States to cut down on the reach of bogus stories. The plan (which Poynte…

Sorgente: Facebook rolls out plan to fight fake news

Il russo Popov, l’americano Trump e Google Analytics.

Controllando oggi i dati di Google Analytics dei miei siti, sono rimasto colpito dal traffico proveniente dal sito http://motherboard.vice.com/ e dal sito http://lifehack.com/. Ancora peggio da quelli relativi a compliance-barak.xyz e compliance-elena.xyz.

traffico analytics
Ma che roba è? Appaiono nel traffico “referral”.

Ma come è possibile una cosa del genere?

Esistono addirittura nella panoramica del pubblico, lingue inesistenti, veri e propri messaggi del tipo:

“Secret.ɢoogle[dot]com You are invited! Enter only with this ticket URL. Copy it. Vote for Trump!,”. (notare la “ɢ” di ɢoogle)

Google Analytics Panorama Visite: Lingua
Google Analytics Panorama del Pubblico suddiviso per Lingua

L’arcano si svela leggendo il link referral che ha creato il maggior traffico: http://motherboard.vice.com/read/this-pro-trump-russian-is-spamming-google-analytics.

Un russo, tale Vitaly Popov, è riuscito a spammare Google Analytics, un po’ per vendetta e un po’ per fama e un po’ per sostenere Donald Trump.

“Money. Traffic is money.”

Sorgente: This Russian Is Spamming Google Analytics to Show His Support for Trump | Motherboard

Come rimediare?

In rete ci sono tanti consigli a tal proposito. La cosa è nota da un paio di anni, ma a me non mi era mai capitato di incorrere in questo inconveniente.

In alcuni casi si tratta di veri e propri spam malefici con link a siti che installano malwere dannosi.

Tra i tanti articoli che insegnano come rimediare consiglio questo, pubblicato nel gennaio del 2015.

Per sapere invece quale trappola si nasconde dietro compliance-alex.xyz e le sue varianti, leggete qui (inglese)

Perché Facebook, è incompatibile con le notizie giornalistiche

by Frederic Filloux

Sorgente: Facebook’s Walled Wonderland Is Inherently Incompatible With News

 

A parte la necessità di sistemare al più presto la sua immagine pubblica, Facebook non ha alcun interesse oggettivo a risolvere il problema delle storie false.

Questa è l’opinione di Frederic Filloux che nella sua newsletter settimanale spiega perché dobbiamo prendere atto del fatto che a Facebook non interessano le notizie in senso giornalistico.

Rappresentano solo il 10% di quello che vede un membro del network e se le circostanze lo richiedono possono essere eliminate in un attimo senza nessun impatto negativo sulla piattaforma.

Aggiunge anche che, stando a fonti attendibili, le notizie giornalistiche saranno eliminate dal flusso dei feed degli utenti europei a fronte di iniziative della Comunità Europea contro Facebook, molto simili a quelle che hanno visto Google confrontarsi con gli editori UE.

Hilary, Donald e la sindrome di Grimilde.

I sondaggi? Dipende tutto da chi li commissiona e quindi da chi li paga.

Specchio, specchio delle mie brame chi è la più bella del reame?

Se sbagliate la risposta verrete frantumati al suolo.

Quando si commissiona un sondaggio si vuole che i risultati siano quelli a noi favorevoli affinché inducano altri ad allinearsi all’ipotetico desiderio della maggioranza.

Conoscevo diversi analisti di mercato che mi hanno confessato come il loro dramma fosse quello di interpretare i desideri della committenza dando poco conto all’imparzialità dell’indagine.