Breve sunto della visita a Fosdinovo – eBook.Fest

Arrivo nel primo pomeriggio di sabato 11 settembre con il desiderio di mangiare qualcosa.
Mi dedico a qualche bruschetta e ad un bicchiere di vino rosso nel castello dopo aver ritirato scarna documentazione e essermi registrato alla reception.
L’aria che si respira è quella del mondo scolastico … professori, docenti, insegnanti che si incontrano in gita-formativa.

Vedo tre persone che smanettano con il proprio iPad.
Li approccio con la mia consueta invadenza…
Visualcreativestudio http://www.visual.it/
Trasformano i fumetti (sturmtruppen e altri) in applicazioni iPhone e ora iPad.
Parliamo del più e del meno e di come sia difficile trasformare qualcosa di esistente in un un documento erogabile da iPad.
Ormai mi sono già reso conto nella giornata precedente (venerdì con Giovanni Daprà e Ester Crisanti abbiamo fatto prove veloci con CS5 InDesig-ePub) di come sia inutile pensare di trasformare in maniera indolore e “al volo” un impaginato esistente nel formato ePub erogabile su iPad o su altri ereader.
Mi sono fatto l’idea che il formato ePub sia solo un passaggio intermedio …
La conversazione è comunque utile!
Quando chiedo come dovrebbe fare un editore a rendere pubblici i propri impaginati digitali per un device e-reader o simili con minimo investimento, mi segnalano zinio.com
Mi mostrano la versione di un settimanale fatto da loro e la versione ufficiale attualmente erogata su iPad.
La differenza è minima! Ma ovviamente il risultato in termini di fruibilità è notevole!
La versione ufficiale si mostra a due pagine affiancate … la loro a singola pagina, il che rende più fruibile la loro versione.
La sfogliabilità ha un altro approccio sull’iPad rispetto ai tradizionali “sfogliatori” presenti sul mercato pensati per gli schermi del PC.
Altri esempi?
Qualcosa che dovrebbe suscitare sicuramente l’interesse di un target femminile!
Il fotoromanzo iPaderizzato.

A quel punto io proseguo la visita del castello.
All’interno del castello in quello che si presenta come un chiostro gruppi di persone si interrogano e parlano come se stessero facendo della terapia di gruppo (Woody Allen style).
In una stanzetta inizia a parlare Maria Grazia Mattei … che coincidenza! è l’unica persona che conosco tra gli oratori…
Doveva parlare la mattina ma poi è arrivata tardi.

Poi esco e torno da quelli della terapia di gruppo che si stanno interrogando sull’eBook e sull’iBook e fanno anche dei distinguo sui verbi percepire e simili.

Ormai sono le cinque .. percepisco la voglia di fare anche un po’ di vacanza.
Visita al borgo mediovale. Bellissimo!
Il giorno dopo mi dedico alle abbazie, borghi, castelli, fortezze … pievi e santuari.

Il ritorno dell’informazione impaginata!

La parola magica è ormai “app”, applicazione.
Qualcosa che puoi avere gratuitamente da provare sul tuo “mobile” per poi pagare se ti soddisfa.
Anche un giornale, un libro si trasforma in “applicazione”.
Ma non erano i blog, i CMS, gli RSS che dovevano erogare informazioni via web?
Come mai assistiamo al nascere di un florilegio di offerte tecnologiche per rendere le versioni cartacee dei giornali in formati digitali?
Se poi non basta il fai da te in casa con i vari softwar_ini flip e flop eccetera, ci pensano i portali che offrono la rivista e il libro impaginati tradizionalmente:
http://www.paperator.com/ (sviluppato in Italia, da diversi anni presente sul mercato)

Perché a un giornalista 2.0 deve interessare l’eBook!

Il web è morto, lunga vita a Internet! Così titola la versione americana di Wired il suo ultimo numero.
Cosa bolle in pentola?
Gli editori sono alla ricerca di un nuovo modello di business! Ossia: come fare profitti e mantenere sane le aziende con il casino che si profila all’orizzonte.
Quando parliamo di eBook non parliamo di qualcosa che abbia a che fare esclusivamente con i “libri”!
I formati con cui si fanno gli eBook sono ancora in via di definizione! Ne esistono tanti, ePub, lit, PDF, sfogliatori swf, e più recentemente è entrato in scena l’iPad …quali scegliere?
Saranno utili anche per i quotidiani, i settimanali, … saranno utili per produrre giornali digitali? … saranno utili per produrre informazione?
Su chi investire?
Ma non c’erà già il web? I CSM, i Blog…
Nell’arco dei pochi giorni passati dopo il periodo di vacanze, ho visto una grande attività da parte degli organizzatori di convegni, seminari, incontri sul versante dell’eBook.
C’è molta attenzione dopo il successo dell’iPad, su come verrà disegnato lo scenario futuro del nostro modo quotidiano di leggere e di informarci.
Tenetevi sintonizzati!
p.s.
Un particolare ringraziamento ad Andrea Lawendel da cui ho attinto molte utili informazioni sugli eventi in programmazione nei giorni a venire.

Giornali Online! Niente registrazione in tribunale!

“Le testate giornalistiche on line non hanno l’obbligo di registrazione nelle cancellerie dei tribunali.” Inizia così l’articolo del corrieredellasera.it pubblicato ieri nelle pagine della cronaca firmato da Claudio Del Frate e ripreso oggi dal quotidiano nella sua veste cartacea nella sezione della cronaca lombarda.

Nell’articolo si racconta come il Tribunale di Como abbia tolto i “sigilli” ad un sito di informazione Nadirpress.net che era stato oscurato circa un mese fa perché non registrato presso la cancelleria di nessun tribunale.
L’obbligo di registrazione esiste solo nei casi in cui si chiedano gli aiuti economici allo Stato. Questa è stata la tesi della difesa accolta in pieno dal Tribunale di Como.

iPad. Scarico un’applicazione o mi sto abbonando?

Scusate ma le mie considerazioni fatte il 16 di giugno sull’iPad vanno riviste e correte.

Continuo a sostenere che 500 o 700 euro per un iPad siano troppi, ma recentemente ho capito perché un editore forse possa trarre vantaggi dalle offerte che il nostro caro Steve Job sta facendo al mondo della carta stampata alla ricerca di nuovi modelli di business.
Non mi riferisco ai libri, argomento che per il momento non voglio affrontare, ma invece voglio puntare un faro sulle riviste.
Penso che abbiate letto tutti la notizia di ieri Newsweek venduto per un dollaro al ricco filantropo Sidney Harman, oppure l’altra notizia un po’ più datata del Newsday, quotidiano di Long Island che si è ritrovato con soli 35 abbonamenti sottoscritti dopo tre mesi dal lancio ufficiale del suo sito a pagamento.
Sono tutti segnali di un mondo che è in crisi e che non sa quale modello di business adottare.
In questo sito ci si chiede come fare a diventare giornalisti quando è il caso di chiedersi come faranno gli editori a sopravvivere.
Inciso a parte vale la pena di ritornare sulle mie riflessioni su Steve e l’iPad.
Allora ricapitoliamo:
a) molti editori americani hanno fatto sapere a Steve che non sono tanto contenti dei sui rapporti con Adobe sulla faccenda Flash, in pratica sulla possibilità di vedere filmati e animazioni swf su iPod e su iPad, che al momento si presenta problematica e incasinata. E chi ha già una bella base di documenti digitali creati con queste tecnologie cosa farà?
b) altri detrattori hanno puntato il dito sul display e su tante altre magagne
c) inoltre come ho avuto già modo di sottolineare, cosa devo fare come editore? Devo comperarmi il kit di sviluppo per crearmi applicazioni ad hoc per l’iPad? Ma siamo matti? Lo voglio gratis!
Nonostante tutto questo, già la settimana scorsa i due più importanti quotidiani nazionali erano pronti con le loro versioni per iPad!
Strana questa velocità!
Metti pure che i PR della Apple abbiano lavorato bene, oppure metti che gli editori abbiano usato vari accrocchi per portare il PDF già bello e pronto dentro un’applicazione iPad … oppure abbiano usato l’annunciato l’iPad-izer della Adobe (ma l’Adobe non doveva essere la nemica agli occhi di Steve) ….
Morale della favola se volete oggi potete abbonarvi al Corriere o alla Repubblica nella versione iPad!
Ho detto “abbonarvi”?
Scusate volevo dire potete “scaricare l’applicazione” da iTune!
Capite la differenza?
Posso aiutarvi invitandovi a leggere le riflessioni fatte da Maria Laura Rodotà sul desiderio di avere un iPad a tutti i costi.
Chi è disposto a spendere cinquecento euro e rotti, è anche disposto a spendere 10, 20, 30, 80 euro per scaricarsi un’applicazione! Cosa me ne faccio di un iPad se non ci scarico dentro qualcosa?
Su questo fronte credo che gli editori abbiano fatto centro!
Il target è medio alto, ha i soldi, e non fa fatica a spenderli!
Non vuole “abbonarsi” (troppo fané) ma “scaricare applicazioni” si!
L’importante è che gli editori ci guadagnino qualcosa senza dissanguarsi.
In fondo in fondo sono loro a fornire i “contenuti” ed è giusto che ci guadagni anche chi ha inventato il contenitore (Steve con iTunes)
Tutto a beneficio del mantenimento dei posti di lavoro!

Perché dovrei avere a che fare con un iPad?

Solo se me lo regalano!

Sia come consumatore e sia come “editore” non ne vedo la convenienza.
La scorsa settimana presso l’Associazione Centro Studi Grafici di Milano in Via Benigno Crespi, si è tenuto un incontro sull’argomento iPad.
Mi dispiace per il comune sentire ma io mi dissocio da questa gaudente schiera di ottimisti infatuati sostenitori di Apple.
L’iPad costa troppo!
Meglio comperarsi un Asus o un netbook qualunque. Se vogliamo veramente un qualcosa per leggere i libri meglio ancora il Kindle di Amazon. Lo puoi leggere alla luce del sole in spiaggia.
Con l’iPad devi chiuderti in cabina e cercare l’ombra totale!
Ha il display retroilluminato mentre invece Kindle usa l’inchiostro elettronico.
Qualcuno controbatte dicendo che non ci sono molti libri disponibili sul Kindle!
Perché, ce ne sono tanti per l’iPad?
Kindle non è a colori!
Cosa mi servono i colori quando devo leggere dei libri?
Se optiamo per il netbook, ne possiamo comperare due al costo di un iPad e ci restano ancora dei soldi per una cena.
Con il netbook posso leggere gli e-book e posso navigare, leggermi e spedire la posta, usare excel, e fare tante altre cose che faccio comunemente con un PC. Con l’Ipad no!
Questo è quanto ho espresso in quella serata per il fronte consumatore!
Veniamo ora invece al fronte “editore”.
Tutti noi sappiamo che fare l’editore in questi tempi non è facile! Stanno tutti cercando un nuovo modello di business e non lo trovano. I contenuti non li vuole pagare nessuno! Tutti li erogano gratuitamente!
La pubblicità da sola non basta più a sostenere le spese.
Si accorgono così che chi ha successo nel mondo dei media non fornisce contenuti ma fornisce “contenitori”!
Google e Facebook sono due esempi eclatanti e Amazon li segue!
Tra i fornitori di contenitori potremmo aggiungere anche l’industria della carta … ma lasciamo perdere per il momento.
Bene!
Allora cosa fa il nostro amico Steve!
Avrà sicuramente regalato un po di iPad ai giornalisti e agli editori, li avrà invitati a qualche convegno a Cupertino dove ha spiegato qual’è il futuro dell’editoria e avrà regalato loro i tools di sviluppo per rendere i loro contenuti compatibili con l’iPad.
Sul terzo punto non ci scommetterei! Magari è stato anche bravo e capace di venderli i tools di sviluppo.
Ci sono tanti modi per trasformare i miei contenuti affinché siano usufruibili sulla rete! Perché devo renderli disponibili anche per l’iPad?
Perché va a ruba?
Calma! Calma!
Perché ce l’avranno tutti! Affermano i soliti indemoniati.
Non sono per niente d’accordo.
Comunque meglio farsi un’opinione in merito leggendo anche qui:
Poi per sapere chi alla fine lo comprerà, ecco una bella analisi:

Il declino del TG1

Dopo l’abbandono di Maria Luisa Busi dal TG1, le polemiche contro Minzolini, capace di trasformare una prescrizione in assoluzione, sono continuate sul versante dei dati di ascolto del TG1.
In effetti da quando c’è quest’uomo posso dirvi che il TG1 ha perso sicuramente un ascoltatore: il sottoscritto.
Confesso di non poter sostenere il vederlo e il sentirlo! Al solo udire le sue parole mi si contraggono le budella e provo una serie di sentimenti che passano rapidamente dall’incredulità allo sconforto più atroce.
Non è neppure in grado di dissimulare il suo totale servilismo inconciliabile con la carica di un direttore.
Come ha potuto generarsi un essere simile?
Mi chiedo quali atroci privazioni e quale infanzia terribile possano aver prodotto una tal cattiveria.
Non posso pensare che una persona cresciuta in un ambiente sano possa comportarsi come lui.
Talvolta penso che debba per forza aver covato per anni sentimenti di vendetta e di odio a cui solo oggi può dare una rivalsa.
Mi consolo pensando che uno così non può avere avuto una vita felice.
È un Uriah Heep del ventunesimo secolo.
Il suo capolavoro di malvagità l’ha raggiunto con la vicenda Mills, quando a seguito del “diffuso disagio” si fece la conta di chi bisognasse epurare.
Si sa che in Rai una buona parte di giornalisti fosse di sinistra. Oggi molti di loro dissimulano, altri sono marrani e altri devono portare a casa la pagnotta.
Da quando c’è Berlusconi o sei con lui o sei contro di lui!
Lui è l’amore, gli altri sono l’odio.
Lui è la libertà, gli altri sono comunisti.

È così semplice! Un tempo gli eretici si bruciavano, oggi gli si toglie il lavoro!
Solo se uccidi qualcuno puoi parlare di tirannia e di regime. Ma se gli togli il lavoro no, non è un crimine togliere il lavoro! … possono sempre trovarsene un altro. Dove? … visto che la comunicazione è nelle mani di un solo padrone. Visto che quella poca che non gli appartiene è imbavagliata e castrata e non potrà presto più agire.

Siamo abituati ormai alla pletora dei serventi e sappiamo anche che molti giornalisti effettivamente credono di operare a fin di bene anche quando finiscono col fare più di quello che il padrone gli chieda.
Ciò potrebbe essere comprensibile ma non tollerabile per dei cani messi a guardia della proprietà quando sbranano gli intrusi, ma un essere umano dovrebbe avere la capacità di porsi dei limiti di decenza.
Ma il nostro uomo non è neanche di questa pasta!
Non sbrana come fa ad esempio Feltri.
Lui rende soporifero e innocuo un telegiornale che aveva la migliore audience.

Per approfondire:

da Vespa a Minzolini: l'ammiraglia Rai in guerra
Copertina del libro ‘Le mani sul TG1’ di Giulio Borrelli edito da Coniglio Editore

Feedly a pagamento! Ning lo segue

Sto studiando una soluzione alternativa a Feedly, il sistema di aggregazione di feed Rss e altre fonti web, che permette di creare una pagina web con contenuti selezionati, da inserire nei portali o nei siti personali o aziendali.
Il risultato è una sorta di “magazine” prodotto da altre fonti sotto la vostra regia.
Chi ha potuto vederlo nella sua fase “sperimentale” su questo sito, avrà capito un po’ di cosa si tratta.
Di recente, il team di sviluppo di Feedly ha cambiato la politica di distribuzione che è diventata a pagamento. La cifra è abbastanza irrisoria nel caso si tratti di utilizzare il widget da inserire in una pagina web, mentre è leggermente più alta per il widget di Ning. (Se non ricordo male si parla di un centinaio di dollari)
Il problema per il momento non sono i dollari, ma la capacità effettiva di filtrare i feed che si sono scelti per creare la propria pagina. Su questo fronte Feedly è ancora lacunoso ed io non ho avuto il tempo sufficiente per sperimentarne a pieno le funzionalità.

Intanto anche Ning ha deciso di far pagare quello che fino a poco tempo fa era erogato gratuitamente. La sua piattaforma sarà disponibile a tre livelli di costo.

Viste le caratteristiche dei tre piani di costo, sicuramente deciderò di continuare!

Non è il costo che mi preoccupa ma il livello dei visitatori!
Nella gran parte si tratta di aspiranti giornalisti.
Pochi hanno esperienza e pochi sono immersi nelle problematiche della professione.
E pochi si pongono le domande che mi aspetterei nell’ambito di una professione che vede per la prima volta una grande rivoluzione nel modo in cui si confezionano, si erogano, si usano e si percepiscono le notizie.

Il Robot Giornalista! Scatta le foto, pone delle domande, scrive la storia e la pubblica online…

Non sappiamo se debba o meno sostenere anche un esame per diventare professionista, di sicuro si pensa di usarlo in posti pericolosi.
Secondo quanto afferma Aaron Saenz nel suo articolo su singularityhub.com,
nell’arco dello scorso anno (2009) si è assistito ad un trend in forte crescita nel mondo del giornalismo automatizzato. Esiste ad esempio un software
che può scrivere una storia più che decente nell’ambito dello sport, oppure generare dei video originali mediante l’aggregazione di immagini, di notizie e di pareri dal web.
Ma il robot sviluppato dai ricercatori del Laboratorio di Informatica e Sistemi Intelligenti (ISI) all’Università di Tokyo fa molto di più, rileva eventuali modifiche in un area circoscritta e decide se sono pertinenti e degne di rilievo per poi scattare le foto con una macchina fotografica incorporata e interrogare le persone nelle vicinanze per ottenere altre informazioni che completa con ricerche su Internet per affinare ulteriormente la comprensione degli eventi circostanti. Se ritiene che la cosa sia di interesse pubblico, il robot infine scrivere un breve articolo e lo pubblica sul web.

Tavi Gevinson . La differenza tra un blogger e un giornalista

Tavi GevinsonLeggo su Vanity Fair (31 marzo 20101) la storia di Tavi Gevinson, la più famosa tra i blogger di moda che ha oscurato la fama delle più note giornaliste del settore.
Ha solo 13 anni e già “suscita meraviglia” e stupore.
La cosa è da un po’ che ronza nell’aria. In occasione delle ultime sfilate di moda tenute in Italia, sia il Corriere e sia La Repubblica avevano accennato al fenomeno “blogger più influenti dei giornalisti”.
Ma nell’interessante articolo firmato da Silvia Paoli si entra più nel vivo della faccenda. L’ottava domanda che pone la giornalista di Vanity a Tavi è: “In che cosa consiste la differenza tra giornalisti e blogger?”
E Tavi risponde:
Non certo nel fatto che noi usiamo Internet, visto che anche i giornalisti lo fanno.
Nel mio caso, la differenza tra me e loro è nella “mancanza di esperienza”. Non ho frequentato una scuola di giornalismo, non ho fatto pratica in redazione … ……
Beata innocenza! È solo grazie agli incoscienti che ci è dato di sperare.

Altre informazioni su Tavi:
http://factorystyle.blogspot.com/2009/12/tavi-williams-giovani-regine-crescono.html