Può il giornalismo sottrarsi al giogo dei soliti noti?


In questi giorni si susseguono diverse notizie che dovrebbero far riflettere tutti coloro che lavorano nell’industria dell’informazione.

I grandi inserzionisti sono in fuga da Facebook perché Zuckerberg non ha voluto prendere le distanze dalla diffusione di contenuti d’odio.

Facebook che ormai ha superato Google nel fornire più del 40% del traffico agli editori, ha dichiarato che non teme questa fuga perché guadagna miliardi coi “piccoli” inserzionisti!

Intanto Google stringe accordi con gli editori e pagherà per le notizie di qualità.

In pratica deciderà lei cosa devono leggere gli internauti e in sostanza grazie a queste prebende si terrà buoni gli editori.

Amazon, è sicuro, userà le notizie per vendere più Kindles e la mattina in cui Alexa ci leggerà i titoli personalizzati delle novità del giorno è ormai imminente.

Apple, l’esosa, chiede il 50% dei ricavi agli editori se vogliono apparire nel suo giardinetto Apple News.

Ma qualcuno come il New York Times, non ci sta a giocare in questo modo.

Il problema è che il pallone e il campo da gioco appartengono ormai ai soliti noti.

Il famoso ritornello “content is the king” serve solo ormai a imbonire chi ancora crede che con i contenuti si fanno i soldi.


Immagine in evidenza:

Di CgoodwinOpera propria, CC BY-SA 4.0, Collegamento

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