Perché Google è così prodiga con l’industria dei media?

Google sta dando sempre più denaro ai siti di notizie o, se vogliamo, alle organizzazioni che si occupano di diffonderle, siano esse società, editori, cooperative e simili.

Questo è quanto leggo su Niemanlab che prova a fornire anche le ipotetiche motivazioni che spingono Google su questa strada: pressioni politiche, senso di colpa, paure antitrust, senso civico.

Ma mentre è noto a tutti che la libertà di stampa in molti paesi si restringe sempre di più, non sono note le misure che Google adotta per valutare i soggetti a cui elargisce i suoi fondi.

Qualcuno, in Europa centrale, si è posto la domanda quando ha visto che Google, con il suo “Digital News Innovation Fund” (traducibile come “Fondo di Innovazione per Giornali Digitali”), ha donato 56.000 dollari alla società madre di un sito ungherese chiamato Origo .

Origo è il secondo sito di notizie più popolare del paese e una volta era noto per le sue indagini sulla corruzione. Ma oggi, Origo è meglio conosciuto per essere un portavoce del governo autoritario ungherese .

Niemanlab ha segnalato la cosa a Google fornendo anche ulteriori testimonianze sull’orientamento poco trasparente della società che gestisce il sito.

Dopo ulteriori indagini – hanno risposto quelli di Google – abbiamo deciso di non procedere con il finanziamento a quella società. Di seguito l’articolo originale di Niemanlab.

Un pensiero riguardo “Perché Google è così prodiga con l’industria dei media?

  1. Dopo l’elemosina agli europei ora è il turno per gli americani:
    https://www.niemanlab.org/2019/05/after-four-years-of-handing-out-money-for-european-news-projects-google-is-expanding-its-funding-to-north-america/
    L’importante è tenere tutti buoni.

    Ma le cose non stanno andando bene per il gigante del search, vuoi vedere che forse il libero mercato riuscirà a raddrizzare le cose:
    https://medium.com/forwardtick/how-google-collapsed-b6ffa82198ee
    oppure, altra patetica illusione:
    https://digiday.com/media/germanys-biggest-publisher-sales-houses-unite-fight-google-facebook-amazon/
    e che dire della guerra tra la Cina e il tizio con lo scoiattolo in testa sul 5G?

    A proposito, vengo a sapere con qualche anno di ritardo che in Cina il web è WeChat:
    https://www.ilpost.it/2018/06/30/cina-wechat/
    http://www.limesonline.com/cartaceo/in-cina-wechat-e-internet?prv=true

Vuoi commentare?