Il giornalismo sul web non gode di buona salute.

Anche il giornalismo digitale non trova un modello di business sostenibile. Dopo i licenziamenti avvenuti a Buzzfeed, Vice, HufPost, leggo su Niemanlab (http://bit.ly/2MLOwhw), che “uno dei mantra che accompagnano questo round di licenziamenti è quello di dare la colpa al ‘duopolio’ di Google e Facebook”.

Secondo Jeff Israely, autore dell’articolo, ex corrispondente estero della rivista Time in Europa e cofondatore di una società che fornisce notizie online chiamata Worldcrunch, non si può pensare che rompendo questo duopolio si risolva il problema del come fare soldi fornendo informazioni quando queste sono disponibile all’istante, ovunque e teoricamente a costo zero. 

Nel 2009 il motivo conduttore era “internet ha ucciso il giornalismo cartaceo”, nel 2019 probabilmente la canzone sarà diversa: “internet ha ucciso il giornalismo digitale”, in verità, conclude Jeff, non morirà né l’uno né l’altro.

Più che coniare slogan, esorta Jeff, dovremmo cercare un percorso più lungo che ci permetta di crescere e migliorare per poter poi prendere il volo più facilmente.

Posso anche essere d’accordo con questa visione promettente e ottimista, ma per il momento io non desidero che il duopolio si frantumi, auspico solo che entrambi mettano mano al borsellino e paghino pegno. Dopotutto hanno sempre vissuto alle spalle di tutti noi, usando i nostri contenuti, vendendo i nostri dati, nascondendo i relativi profitti in paradisi fiscali.

Ciò detto, continuo a trovare meravigliose le cose che hanno realizzato.

Articolo su Businessinsider: More than 2,100 people lost their jobs in a media landslide so far this year.

Articolo su NiemanLab: 2009: The internet is killing (print) journalism. 2019: The internet is killing (internet) journalism.

Articolo su Miami New Times: McClatchy Follows BuzzFeed, Vice, and Others in Cutting Staff


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