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Ieri a Milano si è svolto l'annuale appuntamento dell'Associazione Tecnici Arti Grafiche il TagaDay 2011.

Il tema portante: Un "occhio" sul futuro delle arti grafiche, stampato sulla locandina che promuoveva l'evento, esprimeva, nelle premesse, il senso del disagio con cui coloro che si occupano di arti grafiche si interrogano su come cambierà la loro attività. 

Il comparto è uno dei tasselli fondamentali nella filiera del mondo dell'editoria e della comunicazione cartacea che viene giorno dopo giorno pervaso dal "digitale": stampa digitale, contenuti digitali, media digitali, eccetera.

Il digitale non pervade il solo modo con cui verranno erogati i contenuti e la comunicazione, ma anche il modo con cui essa viene creata sulla tradizionale carta.

In forme diverse anche gli edicolanti si interrogano sul loro futuro ma nessuno è in grado di rispondere loro e, visto che il loro peso è inferiore in termini di volumi di denaro, trovano scarsa attenzione.

Mentre invece gli stampatori, il cui peso nella filiera della comunicazione ha un valore rilevantissimo, hanno una lunga fila di taumaturghi alle loro porte, pronti a proporre i rimedi più disparati.

Passi il web to print e il flusso automatizzato della produzione con software venduto come servizio (meglio ancora "on-demand"), ma quello che mi sembra poco credibile è convincerli a trasformarsi in elaboratori di contenuti digitali.

Una cosa alla volta! Non si può pretendere, a mio parere, di arrivare a produrre contenuti per l'iPad o per i tablet del futuro e tutte le diavolerie "mobile" che verranno, se prima non si ha metabolizzato come lavorare con i flussi di lavoro digitali con annessi e connessi. (Ricordiamoci che fino a pochi anni fa, molti stampatori non sapevano cosa fosse l'FTP e pochi avevano un PC.)

Ma tutto questo ha poca importanza per Luca Panigiani che con il suo intervento "L'editoria digitale è arrivata e non ho nulla da mettermi" ha dato una sferzata ai convenuti spronandoli a diventare propositori e/o generatori di contenuti intelligenti per l'iPad.

Quanti di voi hanno un iPad? Ha chiesto alla platea. Viste le tre o quattro mani alzate non ha potuto trattenere i toni da millenarista, profeta di una nuova parusia che trova riscontro anche nei suoi scritti online: "Steve non è morto è solo andato su iCloud".

Vergognatevi! Se non avete un iPad come potete capire cosa vi riserva il futuro?

Ma più che gli stampatori, nel mirino di Panigiani sono finite le signore del marketing delle grandi case editrici "ingabbiate nei loro fogli di Excel" che non essendo presenti non hanno potuto ribattere.

Come esempio di quello che non bisogna fare, Panigiani ha proiettato sullo schermo "Il Sole 24 Ore" nella sua versione a x colonne usufruibile su mobile. Per leggerlo devi usare l'approccio di GoogleMaps: zoom in e zoom out, come navigare su una mappa geografica a caccia di articoli.

Un assurdità, siamo tutti d'accordo. Del resto anche i vari PDF flippabili sono un placebo e non la soluzione per il male che affligge l'editoria.

Ma quali sono le alternative? Luca Panigiani le conosce ma non vuole dirle!

Auguri e tanti figli maschi.

Intanto il Sole 24 Ore gode di ottima salute, altri "innovatori" hanno fatto bellissime cose ma hanno una salute cagionevole. 

Mettetevi nei panni di un editore, su quale piattaforma sviluppare i contenuti: iPad? Tablets Android? Adobe? e gli altri che verranno?

Mi è sembrato più sensato David Zwang che nel suo intervento successivo quando ha parlato del Cross Media Publishing ha detto che è tutta roba da Wild-West. Finché non viene definito uno standard meglio aspettare. Ovviamente vigili, prendendo dimestichezza con gli strumenti che il web mette a disposizione ... e ne ha sciorinati a iosa riscattando il valore dell'intera giornata. Anche questa volta ne è valsa la pena: ottimo Taga Day.

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Tag: David Zwang, Luca Panigiani, TagaDay 2011

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Commento da Renato Gelforte su 30 Ottobre 2011 a 13:39

A proposito di ricette per gli editori.

Oggi, visitando per caso la pagine Facebook Platform mi sono imbattuto in alcune considerazioni fatte alla Mobile Hack di Facebook quando nella sessione domande e risposte, un tizio chiede: ma alla fine quando installo Facebook mobile sul mio smartphone non faccio altro che mettere un segnalibro a una web-page.

Esatto! Perché la chiamiamo "App" quando è solo una pagina web bookmarcata sulla nostra home page dell'iPhone?

Roger Black già l'anno scorso con la sua http://treesaver.net/technology/ aveva indicato una via a chi vuole creare contenuti digitali erogabili su apparecchiature mobili diverse.

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