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Dopo l'edicola, Apple offre agli editori digitali anche gli abbonamenti su App Store.

Apple ha annunciato lo scorso martedì 15 febbraio, un nuovo servizio di abbonamenti su App Store, per tutti gli editori che forniscono applicazioni basate sui contenuti, tra cui riviste, giornali, video, musica, ecc

Gli abbonamenti acquistati all'interno di App Store saranno venduti con lo stesso sistema che è già stato usato per vendere milioni di applicazioni. Gli editori potranno fissare il prezzo e la durata della sottoscrizione (settimanale, mensile, bimestrale, trimestrale, semestrale o annuale). Poi, con un solo clic, i clienti sceglieranno l'offerta più adatta alle loro esigenze che verrà automaticamente addebitata tramite App Store.

I clienti potranno rivedere e gestire tutte le adesioni tramite la loro pagina personale dove potranno ad esempio annullare il rinnovo automatico di un abbonamento. Apple gestisce tutti i pagamenti, trattenendo il 30 per cento come fa attualmente per altri acquisti nel suo negozio virtuale.

 

Questo in sintesi il sunto del comunicato Apple sul lancio degli abbonamenti tramite App Store, che merita alcune riflessioni in proposito:

a) nell'era digitale, i giochi li conduce chi ha il contenitore e non chi ha il contenuto.

b) il ruolo degli editori diventa marginale nella filiera della distribuzione dei contenuti.

 

Altre considerazioni sulla recrudescenza del valore della notizia ingabbiata e del uso del carattere li rimando ad un post successivo.

 

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Tag: App, Apple, abbonamenti, editori

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Commento da Renato Gelforte su 24 Febbraio 2011 a 1:13

L'annuncio di Apple del 15 febbraio ha lasciato il segno:

  • Il giorno seguente Google ha annunciato Google One Pass un sistema di pagamento che consente agli editori online di addebitare ai clienti il costo di articoli e altri contenuti. Ma mentre Google chiede agli editori il 10% Apple vuole il 30%.
  • L'intero mondo web dei blogger e dei siti che si occupano di media, tecnologie e contenuti ha reagito negativamente alla storia del 30%.
  • Le varie commissioni antitrust americane, europee hanno avviato indagini per approfondire (notizia del WSJ)

 

 

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